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IL DIAMANTE

Il Codice Trujillo o Martínez Compañón

Alla fine del secolo XVIII, nel decennio che precede la Rivoluzione francese, un vescovo spagnolo, Don Balthasar Jaime Martínez Compañón y Bujanda, percorre in lungo e in largo la sua diocesi di Trujillo, nel Perù settentrionale, allora territorio della corona spagnola.

La sua curiosità fa sì che una insolita équipe di disegnatori l’accompagni in quelle faticosissime visite pastorali per quelle montagne e foreste nuove all’occhio europeo. Il risultato è un immenso corpus di disegni di tutto quanto il vescovo trova: piante di città, oggetti delle culture precolombiane, strumenti musicali, piante, animali... Quel tesoro per la scienza, riunito in ben nove volumi, fu inviato al re di Spagna e adesso si conserva nella biblioteca del Palazzo Reale di Madrid.

La musica

Ma il Codice comprende anche la trascrizione di una ventina di canzoni e temi strumentali come Don Balthasar li ascoltò. Il corpus musicale del Codice Martínez Compañón è forse l'unica vera testimonianza della musica popolare della colonia spagnola. Riconosciamo i caratteri prototipici del folclore peruviano – e più in generale latinoamericano – di oggi, così come potevano essere ascoltati nel XVIII secolo, quando ormai si avviava a maturazione il secolare processo di fusione culturale dei patrimoni europeo, amerindio e africano che è la cifra più evidente della musica latinoamericana anche oggi.

Il repertorio di Trujillo comprende tonadas picaresche e allusive di sapore ispanico ma a tratti meticciate di accenti afro; una canzone di protesta dello schiavo, che si chiede per quale ragione è stato separato dalla sua terra e da sua madre. Altri brani alludono al crollo dell'impero incaico, di cui era viva ancora la memoria, e forse alle più recenti rivolte indigene del XVIII sec., come quella del capo ribelle Tupac Amaru, Condorcanqui. Il loro sapore nettamente andino ritorna anche in alcuni villancicos, canti alla nascita di Cristo.
Allo spagnolo si affiancano poi testimonianze di lingue autoctone oggi estinte.

L'interpretazione

Nel presentare oggi questo corpus musicale, Albalonga ha scelto di conservare l'originario profumo di semplicità di quei canti e quelle danze senza cadere nella tentazione dell'esotismo ad ogni costo. L'esecuzione è affidata a voci di carattere “popolare” e ad un organico che riunisce strumenti europei che con buona probabilità erano impiegati nella zona di Trujillo nell'epoca di Compañón (viola da gamba, violino, chitarra barocca, dulciane) e strumenti americani, indigeni, meticci e afro, che con essi convivevano e che, con poche varianti, sono ancora oggi in uso nella musica nativa latinoamericana (kena, sikus, charango, cuatro, tiple, bombo, cajón...).

Il programma di concerto

Il CD

Nel 1999 il corpus musicale del Codice Trujillo è stato registrato integralmente, in prima assoluta, da Albalonga per Opus 111 e presentato in Europa e in America nelle più importanti rassegne di musica antica: Festival de Chiquitos (Bolivia), Festival de la Caixa (Barcelona) e Festival delle Fiandre (Bruges).
L'edizione delle musiche è stata curata da Cetrangolo, e dall'etnomusicologo Enrique Cámara.